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50mila euro di risarcimento per molestie discriminatorie: la sentenza del Tribunale di Treviso che segna un punto di svolta
La sentenza del Tribunale di Treviso segna un punto di svolta: riconosciuti 50mila euro per molestie discriminatorie e chiariti i limiti al licenziamento in maternità. Centrale il danno morale e la tutela della dignità della lavoratrice, anche senza mobbing sistematico.
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Stress lavorativo e licenziamento disciplinare: cosa ha deciso la Cassazione
La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con ordinanza 13 febbraio 2026 n. 3261, è intervenuta su un tema di crescente rilevanza nel diritto del lavoro contemporaneo: il rapporto tra contesto lavorativo stressogeno e valutazione della condotta disciplinare del lavoratore.
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Molestie sul lavoro, consenso e sottomissione: quando gli atti e gli accordi sono nulli
Quando il consenso della vittima non è davvero libero? La risposta arriva dall’interpretazione evolutiva dell’art. 26, comma 3, del Codice delle pari opportunità, che introduce nel diritto del lavoro la categoria giuridica della sottomissione.
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Molestie sul lavoro: il rifiuto alle avances del superiore rende nullo il licenziamento
Tribunale di Trento, sez. lav., 5 febbraio 2026, n. 15 Le avances personali di un superiore gerarchico possono integrare molestia di genere anche quando siano motivate da un coinvolgimento sentimentale non ricambiato?E il licenziamento disciplinare adottato dopo il rifiuto della lavoratrice può essere qualificato come ritorsione discriminatoria? A tali quesiti risponde la sentenza del Tribunale…
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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo e intelligenza artificiale: la prima legittimazione giudiziale della sostituzione tecnologica
La decisione del Tribunale di Roma (19 novembre 2025, n. 9135) che ha ritenuto legittimo il licenziamento di una dipendente per giustificato motivo oggettivo, nell’ambito di una riorganizzazione aziendale realizzata anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, non rappresenta soltanto una pronuncia tecnicamente corretta. Essa costituisce, piuttosto, il primo riconoscimento esplicito – in sede giudiziale –…
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La sottomissione nelle molestie di genere e sessuali: quando il consenso non basta
La Parte II dell’approfondimento su sottomissione, molestie di genere e molestie sessuali sul lavoro -pubblicato su Diritto e Giustizia- esamina in chiave sistematica l’art. 26 del Codice delle pari opportunità, chiarendo come la condizione di soggezione relazionale possa rendere solo apparente il consenso e determinare la nullità di atti, patti e accordi nei rapporti di…
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Email aziendale e privacy dopo il licenziamento: maxi sanzione del Garante
Il Garante Privacy infligge una sanzione di 40.000 euro per violazione della segretezza della email aziendale dopo la cessazione del rapporto di lavoro in un caso seguito dall’Avv. Domenico Tambasco La gestione degli account di posta elettronica aziendale dopo la cessazione del rapporto di lavoro rappresenta uno dei profili più delicati nel rapporto tra poteri…
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Molestie di genere e sessuali nel lavoro: consenso viziato, sottomissione e nullità degli atti
E’ online su Diritto e Giustizia (link in calce) la prima parte del contributo “La sottomissione nelle molestie di genere e sessuali: quando il consenso non basta”, che affronta in chiave sistematica il tema delle molestie di genere e sessuali nei luoghi di lavoro, ponendo al centro la categoria giuridica della sottomissione prevista dall’art. 26, comma…
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Quando il consenso non basta: la sottomissione nelle molestie sul lavoro
Una parte decisiva delle molestie di genere e sessuali si consuma nella “zona grigia” in cui il consenso è solo apparente: non espressione di libertà, ma effetto di un rapporto di potere. Questo contributo approfondisce la sottomissione come categoria giuridica relazionale e come chiave di lettura dei casi in cui la vittima, pur sembrando “acconsentire”,…
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Stress lavorativo, mobbing e risarcimento: la Cassazione detta le nuove regole
Le ordinanze della Corte di cassazione nn. 31367, 31371 e 31372 del 1° dicembre 2025, segnano un passaggio decisivo nell’evoluzione della responsabilità datoriale per stress lavorativo ai sensi dell’art. 2087 c.c. La Corte supera definitivamente una lettura incentrata sulle categorie tradizionali di mobbing e straining come presupposti necessari della tutela, spostando il baricentro dell’indagine sull’oggettiva…
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Licenziamento per IA e giustificato motivo oggettivo: il Tribunale di Roma apre all’era della disoccupazione tecnologica
Con la sentenza Tribunale di Roma, 19 novembre 2025, n. 9135, il giudice del lavoro ha ritenuto legittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo fondato su una riorganizzazione aziendale realizzata anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, valorizzando i principi di libertà di iniziativa economica, insindacabilità delle scelte organizzative, nesso causale e corretto assolvimento dell’obbligo di…
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Cassazione lavoro 20593/2025: demansionamento e risarcimento del danno – stop alla moderazione risarcitoria
Con ordinanza n. 20593 dell’11 dicembre 2025, la Corte di Cassazione afferma che il demansionamento produce danni plurimi e autonomi — patrimoniali alla professionalità e non patrimoniali (biologico, morale, esistenziale) — escludendo la legittimità di una liquidazione unitaria e indistinta del danno morale e del danno professionale. Un principio di forte impatto sistematico, che rafforza…
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Whistleblower vittima di ritorsioni: sentenza storica ma risarcimento lontano dagli standard UE
Commento alla sentenza n. 951/2025 del Tribunale di Bergamo, pubblicato su Il Fatto Quotidiano: riconosciuto il danno morale presunto alla whistleblower vittima di ritorsioni, tra ambiente stressogeno (art. 2087 c.c.), inversione dell’onere della prova e criticità sul risarcimento rispetto agli standard europei.
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Whistleblowing e risarcimento del danno morale: la prima sentenza italiana che riconosce la tutela del segnalante
Una pronuncia storica del Tribunale di Bergamo (sent. n. 951 del 6 novembre2025) ha riconosciuto per la prima volta in Italia il diritto al risarcimento del danno morale presunto a una whistleblower vittima di ritorsioni. Il giudice ha accertato la nullità delle misure punitive adottate dopo le segnalazioni di illeciti e ha applicato due principi…
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Molestie e rapporti di potere: la nullità di atti, patti o provvedimenti in contesti di sottomissione
Quando il consenso della vittima può dirsi realmente libero?Un recente contributo pubblicato su Il Sole 24 ore- Guida al lavoro, chiarisce come la giurisprudenza più recente abbia evidenziato che, nel contesto lavorativo, la mera assenza di opposizione non equivale a consenso, specie quando la vittima si trova in una condizione di sottomissione o di dipendenza…
