Una parte decisiva delle molestie di genere e sessuali si consuma nella “zona grigia” in cui il consenso è solo apparente: non espressione di libertà, ma effetto di un rapporto di potere. Questo contributo approfondisce la sottomissione come categoria giuridica relazionale e come chiave di lettura dei casi in cui la vittima, pur sembrando “acconsentire”, in realtà non dispone di alternative realistiche. Alla luce dell’art. 26, comma 3, del Codice delle pari opportunità, si analizzano gli effetti più incisivi della norma: la nullità degli atti, patti e provvedimenti adottati “in conseguenza” della sottomissione, e la necessità di giudicare il contesto in cui è calata la vittima (vulnerabilità, dipendenza, paura di ritorsioni, condotte adattive).
